E’ uscito da poco il libro della statunitense Julia Walton “Quello che tu non vedi”, tradotto in italiano dalla casa editrice Sperling & Kupfer, un romanzo godibile con una tematica scottante come quella dell’adolescenza dii un ragazzo, Adam, che “sente le voci”, voci che che lo esortano, lo deridono, lo rassicurano a volte. Adam è un ragazzo al quale, a 20 anni viene diagnosticata la schizofrenia, di cui l’udire le voci è il sintomo più eclatante, ma già a 16 anni il problema era agli albori. Il racconto prende spunto dal diario attraverso i suoi stessi occhi, o, meglio, attraverso le sue parole, al quale questo viene affidato settimanalmente al suo psicoterapeuta, tramite il terapeuta prova un nuovo psico-farmaco, il ToZaPrex, speranzoso, nascondendo che avesse cominciato a vedere persone e animali che erano invisibili agli altri e di quanto a lungo abbia tenuto nascosta la cosa, decide di cambiare scuola, un istituto cattolico tradizionalista, frequentato da ragazzi di buona famiglia, troverà nuovi amici e il primo amore. Saranno proprio queste nuove conoscenze, insieme all’infaticabile madre, la sorellina appena nata e l’avveduto patrigno ad aiutarlo quando una nuova e più devastante crisi rischierà di spazzare via quello che il ragazzo ha lentamente ricostruito, si evince, dunque, che la forza delle relazioni, e non la determinazione individuale, è a salvare qualsiasi persona dalla “perdizione” della malattia mentale.
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